Materia Forma
Treviso, 2021 - 2025
In questo periodo storico, che punta alla velocità, la questione del tempo di- viene un tema cruciale.
Ci sono processi che non possono essere sintetizzati ma che, per arrivare ad un risultato di qualità, necessitano di cura, attenzione, a volte di cambi di di- rezione, aggiustamenti, confronto e relazione. Non sempre seguono un’evo- luzione lineare: vi sono momenti in cui il tempo sembra dilatarsi e altri in cui si hanno trasformazioni sostanziali veloci e repentine.
Da qui la scelta di provare a raccontare la complessità dell’intera operazione, ciò che sta dietro le quinte, il susseguirsi degli interventi in cantiere, le tra- sformazioni degli spazi, gli elementi e gli oggetti di passaggio.
Uno sguardo lento per cogliere ciò che di volta in volta accade, cercando di fermare in un solo istante scenari unici presenti nel “qui e ora” e che mai si ripeteranno. Uno sguardo non pre-configurato e standardizzato, ma che si adatta di volta in volta al luogo e al contesto, che cerca di entrare in relazione con lo spazio e, attraversandolo, prova a leggerlo per comprenderlo nella sua essenza più profonda.
Il progetto fotografico si pone come riflessione, mediante immagini e appunti visivi, rispetto alle trasformazioni in corso nel territorio. L’oggetto di indagine, precedentemente sede dell’Ex mobilificio Moretti a Treviso, è dapprima un’architettura dismessa, presenza immobile e dimenticata ma contenente tracce, memorie di una vita passata. Le demolizioni di alcune parti e il loro mutamento sono il segno dello scorrere del tempo che porta inevitabilmente al cambiamento.
Nel contempo, ciò̀ che è rimasto dell’edificio ha in sè stesso una tensione verso ciò̀ che potrebbe essere, potenziale divenire.
Proprio questa tensione potenziale permette di immaginare e ideare un nuo- vo futuro, nuove forme, nuovi spazi, dando inizio alla fase di progetto e tro- vando poi concretizzazione nell’azione pratica del costruire.
Il tempo del cantiere, scandito dal susseguirsi delle diverse fasi, ha permes- so di avere una nuova percezione degli ambienti interni ed esterni, aggiun- gendo un’ulteriore stratificazione nella storia dell’edificio.
Da architettura dismessa, inutilizzata e dimenticata, attraverso un processo di trasformazione ritorna ad essere luogo integrato, che vede ripristinato il dialogo con la città con il suo carattere identitario reinterpretato in una nuova veste.