Materia Forma
Treviso, 2021 - 2025
Testo: Arch. Silvia Possamai
In questo periodo storico, che punta alla velocità, la questione del tempo diviene un tema cruciale.
Ci sono processi che non possono essere sintetizzati ma che, per arrivare ad un risultato di qualità, necessitano di cura, attenzione, a volte di cambi di direzione, aggiustamenti, confronto e relazione. Non sempre seguono un’evoluzione lineare: vi sono momenti in cui il tempo sembra dilatarsi e altri in cui si hanno trasformazioni sostanziali veloci e repentine.
Da qui la scelta di provare a raccontare la complessità dell’intera operazione, ciò che sta dietro le quinte, il susseguirsi degli interventi in cantiere, le trasformazioni degli spazi, gli elementi e gli oggetti di passaggio.
Uno sguardo lento per cogliere ciò che di volta in volta accade, cercando di fermare in un solo istante scenari unici presenti nel “qui e ora” e che mai si ripeteranno. Uno sguardo non preconfigurato e standardizzato, ma che si adatta di volta in volta al luogo e al contesto, che cerca di entrare in relazione con lo spazio e, attraversandolo, prova a leggerlo per comprenderlo nella sua essenza più profonda.
Il progetto fotografico si pone come riflessione, mediante immagini e appunti visivi, rispetto alle trasformazioni in corso nel territorio. L’oggetto di indagine, precedentemente sede dell’Ex mobilificio Moretti a Treviso, è dapprima un’architettura dismessa, presenza immobile e dimenticata ma contenente tracce, memorie di una vita passata. Le demolizioni di alcune parti e il loro mutamento sono il segno dello scorrere del tempo che porta inevitabilmente al cambiamento.
Nel contempo, ciò che è rimasto dell’edificio ha in sè stesso una tensione verso ciò che potrebbe essere, potenziale divenire.
Proprio questa tensione potenziale permette di immaginare e ideare un nuovo futuro, nuove forme, nuovi spazi, dando inizio alla fase di progetto e trovando poi concretizzazione nell’azione pratica del costruire.
Il tempo del cantiere, scandito dal susseguirsi delle diverse fasi, ha permesso di avere una nuova percezione degli ambienti interni ed esterni, aggiungendo un’ulteriore stratificazione nella storia dell’edificio.
Da architettura dismessa, inutilizzata e dimenticata, attraverso un processo di trasformazione ritorna ad essere luogo integrato, che vede ripristinato il dialogo con la città con il suo carattere identitario reinterpretato in una nuova veste.